14 marzo 2008

Friuli sottorappresentato

Ritengo che facendo un'analisi complessiva delle candidature alle elezioni politiche e nazionali il Friuli sia sostanzialmente sottorappresentato. Infatti i due candidati forti che avevamo e mi riferisco a politici che non rappresentano il passato e che non hanno ecessive ambizioni nazionali, ovvero Tesini e la Guerra sono in posizione defilata o adirittura fuori dalle liste. Tesini potrebbe ottenere un assessorato pesante ma comunque il deux ex macchina di Intesa democratica rimane Riccardo Illy, che certo non si è risparmiato per il Friuli in questi anni, ma la cui impronta triestino centrica è evidente a tutti. Alessandra Guerra dopo aver dato vita al "bipolarismo selettivo" con la Fondazione Aquileia e l'elogio dell'Euroregione si è trovata fuori dalle liste e dai posti che contano, privando così il Friuli di una risorsa importante all'interno del "sistema". Grazie Calderoli....la Lega purtoppo si dimostra così una forza di matrice lombardo-veneta.
Renzo Tondo gioco a testa alta e con carnica determinazione la sua battagli, se c'è la fa abbiamo recuperato qualcosa in questo ipotetico bilancio delle candidature, però non è semplice e Illy ha il sostegno dei poteri forti e dei media in generale. Speriamo che il vento delle politiche possa aiutarlo in qualche modo. Forza Renzo!
Guardando a Roma, beh qui le esigenze del Friuli faranno fatica ad emergere. Da una parte il duo Collino-Saro con evidenti ambizioni di sottosegretariato e ruoli di cerniera avranno poco tempo da dedicare alla nostra terra. Su Antonione e Gottardo possiamo contare poco.
A sinistra fra Maran e Strizzolo forse le qualche provvedimento si riuscirà a portare a casa, ma ben poca sostanza. Pegorer al Senato farà fatica ad imporsi e in generale nel Pd vigerà una disciplina ferrea e molti territori e senatori vorranno essere ricompesati per aver incensato senza fiatare re Walter.

Una piccola analisi, senza nessuna ambizione di orientare il voto, ma con la consapevolezza che andremo non a sceglire la migliore soluzione per il Friuli ma la meno peggio.

24 novembre 2007

Provincia di Udine: guai a noi

Nulla di fatto. Strassoldo non si dimette e il centro-destra non è in grado di sfiduciarlo. Forza Italia decide di salvare il presidente, che si è pubblicamente scusato, fino alla redazione del Bilancio. An tentenna e nonostante da Roma arrivi una telfonata di Fini, ne Menia ne Collino riescono a convincere i consiglieri provinciali a decire. La Lega e l'Udc perdono un consigliere ciascuno: i fedellissimi di Strassoldo si annidano anche nel blocco della fermezza.
Morale della favola: adesso dovrà essere riconvocato il consiglio e si procederà ad una nuova votazione sulla mozione di sfiducia.Ma che credibilità ha uno schieramento politico che pone ai voti una mozione di sfiducia e poi non reiesce nemmeno a votarla?
Se qualcuno aveva dei dubbi su che cosa servissere le Province, beh basta ricordare che in questa situazione di stallo a Udine non si decide più sui trasporti, sullo smaltimento dei rifiuti, sui progetti culturali e identitari. Questo crea garvi danni alle imprese, sconforto ai cittadini ed è l'ennesimo colpo alla credibilità della politica.
Guai a noi se però difronte a cotanto scollamento rispetto ai bisogni della gente non saremo capaci di reagire e a denunciare con forza che adesso basta, basta ad una politica teatrino. Chi ci sta ci stà e chi non ci stà continui a difendere se ne è capace i propri privilegi.

10 novembre 2007

Sfiduciamo Pecoraro Scanio

Oggi a Roma i Verdi e gli ambientalisti guidati da un ministro di questo governo, tale Alfonso Pecoraro Scanio, festeggeranno in pompa magna i 20 anni della vittoria del referundum contro il nucleare. Invocheranno a gran voce l’abolizione del nucleare come mezzo per evitare la guerra seguendo l’equazione “nucleare = atomica = guerra”. Visto che l'approccio ad un tema strategica per il fututo dell'Italia, ovvero l'approvigionamento energetico, è condotto in maniera a dir poco propagandistica ha fatto bene l'on. Casini a rispondere politicamente proponendo la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro.
Ma come si fa dopo che il nostro Paese paga bollette salatissime e ha una fortissima dipendenza energetica nei confronti degli altri paesi rivendicare questa vittoria di Pirro? Perchè non si dice che la sicurezza delle centrali nucleari dopo Chernobyl è aumentata? Perchè non si rende onore a coloro che continuano, irriducibili, a testare per conto dell'Italia nuove tecnologie in campo nucleare?
Se questo governo pensa di risolvere la questione energetica con il sole e il vento, vuol dire che non ha capito l'importanza e strategicità della questione. Vogliamo dipendere ancora dalle bizze di Putin o dei governi algerini?
Per questo è necessario fino da oggi puntare sul nucleare, sulle nuove centrali più sicure, economiche e tecnologicamente avanzate. Basta demagogia sui temi ambientali, smettiamola con la logica del no, a casa Pecoraro Scanio e si al nucleare.

3 novembre 2007

Immigrazione: prima di tutto rispetto della legge

E' tornato prepotentemente di attualità il tema dell'immigrazione, come sempre accade quando la gravità di un fatto rende tutto il sistema mediatico e quindi quello politico schiavo del fatto stesso.
A Roma viene sequestrata e violentata una donna italiana da parte di un cittadino romeno clandestino e residente in una baraccopoli. Si apre la bagarre politica: Veltroni nuovo capo del PD e sindaco di Roma, evidentemente immagginado il prevedibile fiume di polemiche conto di lui frusta il governo che immediatamene inasprisce le pene contro i clandestini dando pieno potere ai prefetti. Questa la cronaca.
Politicamente la CDL soffia sul fuoco, niente da dire visto che il ruolo dell'opposizione è anche questo e poi sul tema sicurezza si gioca in casa. Naturalmente passa il messaggio di un destra forcaiola, di una destra che fa le ronde padane o delle libertà, di una destra chiusa a difesa dell'italianità- Questo fa il gioco del centro-sinistra che sul tema della sicurezza è invece più diviso come mai, lo dimostra il mancato accordo fin l'altro ieri sul c.d. pacchetto sicurezza. Allora vorrei un leader che dicesse: siamo nel 2007, l'immigrazione è un fatto, non possiamo chiuderci dentro la fortezza Italia e tirare l'olio caldo contro chi vuole entrare, abbiamo delle regole facciamole rispettare. Siamo per accogliere i bisognosi e i persiguitati politici, vogliamo integrare coloro che vengono per lavorare e rispettare i nostri valori e la nostra identità; chi rispetta per almeno 5 anni queste regole avrà diritto al voto.
Chi invece non ha il permesso di soggiorno non può stare sul territorio nazionale, chi ha commesso reati va immediatamente espluso, i campi abusivi essendo abusivi vanno sgomberati. I flussi vanno regolamentati, non possono entrare tutti e prima bisogna che ci sia un filtro delle autorità locali. Ogni comune deve decidere annualmente il numeo di cittadini immigrati che può ospitare sulla base della disponibilità abitativa, di lavoro, di assistenza.
Questa è la politica sull'immigrazione che dovrebbe secondo me caratterizzare i leader della CDL, per non dare alibi a chi considera la destra conservatrice, rozza e cattiva.

28 ottobre 2007

3 idee per la Casa della Libertà

Posto che non è vero cio che dice Berlusconi, ovvero che il nuovo PD è solo un matrimonio di interessi fra ex-dc e ex-pci. Posto che ha ragione invece Fini quando invita tutti a guardare al nuovo partito di centro-sinistra come ad un'esperienza che ha già un progetto politico ben preciso, ovvero recuperare consensi al centro e in particolare al Nord Italia. Posto che a mio avviso al di là della propaganda l'esperienza di coinvolgere i cittadini-elettori in tutti i passaggi decisivi per la fondazione dl nuovo partito modifica e modificherà radicalmente gli stumenti e le modalità della raccolta del consenso politico. Tutto ciò posto, è necessario che la Cdl intraprenda quanto prima un serio piano di riorganizzazione politica per non rischiare di cullarsi troppo sui sondaggi favorevoli e ritrovarsi improvvisamente difronte all'amara realtà di fronteggiare non più Prodi e la sua armata brancaleone ma un PD con idee nuove, coeso, pronto a sfidare la stessa sinistra radicale sul piano del consenso contro cui non si possono oppore slogan e schemi antichi.

Prima idea: basta divisioni sul partito unico, le divisioni non sono mai una cosa buona in politica, a maggior ragione quando l'avversario si aggrega. Si decida allora, nell'attesa di farlo questo partito unico, una forma di coordinamento snella, sul base di valori comuni, che elabori un programma, che abbia una sua visibilità nazionale, penso quindi ad un'organizzazione con simbolo, statuto e gruppo dirigente.
Seconda idea: considerando che la base della CDL è già unita, ne sono un esempio le varie manifestazioni promosse, non ultima quella di AN, o i vari circoli sul territorio, che vedono la partecipazione dei militanti al di là dei rispettivi partiti, che sul territorio non sempre esiste una presenza politica organizzata moderato e liberale, si promuovano organizzazioni locali che in occasioni delle elezioni laddove possibile si presentino con il simbolo dell'organizzazione nazionale.
Terza idea: favorire la partecipazione del popolo della CDL, superando la logica delle tessere, sia all'elaborazioni di programmi e idee, sia alle elezioni degli organismi comuni sopracitati. Non si tratta di copiare il PD, ma di aprire la CDL a tutte quelle forze della società civile e sopratutto ai giovani che animano i diversi blog sulla rete, in modo che essi contribuiscono con il loro bagaglio di idee e con la loro freschezza ad innovare la politica dei moderati e dei liberali e riformisti.

In sostanza quello che propongo è di mantenere i partiti e le loro identità, ma di favorire nelle forma possibili, e con diversi livelli di integrazione, il più ampio coordinamento fra gli stessi. Una sorta di aggregazione secondo il tanto caro principio di sussidarietà.

Naturalmente questo percorso si può intraprendere se si crede nel bipolarismo, se si escludono ipotesi neo-centriste che si basino sulla teoria delle "mani libere" e se si intende ridare centralità ai cittadini ai loro problemi e aspirazioni, al di là dell'adesione a quel gruppo, corrente, partito.

Non si deve aver paura del nuovo, così come non si può buttare via tutto il vecchio. L'importante è non stare fermi.